Il comprensorio è stato modificato nel 2012 e prende origine dalla fusione di due comprensori: Fossa di Pozzolo e Sud Ovest Mantova.
La porzione di territorio posta in sinistra del fiume Mincio (ex comprensorio Fossa di Pozzolo) è estesa circa 48.000 ettari e si sviluppa sino al confine con la Regione del Veneto, interessando anche ridotte superfici di tre Comuni della provincia di Verona.
I terreni scolano a deflusso naturale ed utilizzano come corpi recettori i laghi di Mantova (Superiore, Di mezzo e Inferiore) per quanto attiene la porzione dell’alta pianura e la piana alluvionale più rilevata ed il canale Fissero-Tartaro-Canalbianco per la parte di pianura di levante che presenta un’altimetria più depressa rispetto ai fiumi confinanti.
In relazione alle accentuate differenziazioni del territorio e alle favorevoli disponibilità irrigue anticamente disponibili del Mincio, nel corso dei secoli si sono sviluppate differenti modalità di irrigazione:
Il punto di forza del sistema è rappresentato dalla possibilità di fruire dell’irrigazione a costi energetici nulli, potendo consegnare su gran parte del comprensorio l’acqua a quota dominante rispetto al terreno.
Tutto il comprensorio è alimentato per gli usi irrigui dal fiume Mincio con tre grandi derivazioni: Seriola di Salionze, Naviglio di Goito e Fossa di Pozzolo; quest’ultima costituisce la dorsale principale che serve una serie di canali principali (le antiche Digagne) a servizio del comprensorio. Da rilevare che buona parte del territorio è compreso nel Parco del Mincio, ciò che comporta nell’attività del Consorzio una particolare attenzione per le problematiche ambientali.
La porzione di territorio posta in destra del fiume Mincio (ex comprensorio Sud Ovest) è estesa circa 28.000 ettari ed è delimitata: a nord dalla ex S.S.n°10 “Padana Inferiore” e dagli specchi lacuali che si sviluppano attorno alla città di Mantova; a ovest dal fiume Oglio; a sud dal fiume Po; ad est dal fiume Mincio.
I terreni presentano una morfologia pianeggiante che degrada progressivamente da nord-ovest verso sud, comprendendo larghe zone che un tempo erano paludose, ora rese fertili dall’attività di bonifica. Buona parte di queste aree hanno un’altimetria inferiore al livello di piena dei fiumi nei quali devono scaricare i colatori di bonifica, con necessità di provvedere a scarichi meccanici alternati. Due bacini sono particolarmente depressi anche rispetto ai livelli di magra dei fiumi ed il franco di bonifica è assicurato dallo scarico meccanico in continuo assicurato da impianti idrovori, uno a servizio della città di Mantova ed un secondo per lo sgrondo di una vasta zona compresa tra l’argine destro di Mincio e quello sinistro di Po.
Il comprensorio è dotato di una forte impiantistica: il complesso delle opere a servizio della bonifica gestito dal Consorzio assomma a 330 km di canali ed a 8 impianti idrovori di prosciugamento con 25 elettropompe.
Il comprensorio comprende il centro abitato del capoluogo di Mantova e tutte le espansioni edilizie sorte sul contorno, così che grande attenzione in tema di bonifica è posta per l’utenza extragricola, che trarrebbe danni di rilevante entità da eventuali allagamenti dovuti a tracimazioni di canali aperti o tombati, sempre più probabili in relazione all’aumento delle superfici coperte ed ai mutamenti climatici che comportano precipitazioni orarie di intensità e frequenza superiori al passato. La città di Mantova ha ben tre impianti idrovori ad essa dedicati: Ponte Arlotto, Valsecchi e l’impianto del Forte di Pietole.
Il Consorzio provvede anche all’esercizio dell’irrigazione per quanta porzione di territorio, effettuata tramite impinguamento dei fossi ed irrigazione tubata in pressione, con 20 km di canali, 337 km di tubazioni interrate pluvirrigue e 21 impianti di sollevamento con 65 elettropompe.
RIFERIMENTI NORMATIVI: