2026, stagione difficile

La stagione irrigua che stiamo vivendo è stata condizionata dal susseguirsi di una serie praticamente continua di anticicloni di origine africana che hanno prodotto condizioni di persistente stabilità atmosferica sull’intero distretto padano, portando temperature elevate, ben oltre le medie stagionali, che ne faranno una delle estati più calde mai registrate nel nostro Paese.

Con un inverno avaro di nevicate (-45% rispetto alla media), l’attenzione di tutti i gestori della risorsa idrica era massima fin dall’inizio: già il 31 marzo, il primo Tavolo regionale permanente per l’utilizzo in agricoltura della risorsa idrica del 2026, presieduto e coordinato dagli Assessori Massimo Sertori e Alessandro Beduschi, aveva trovato tutti d’accordo nel proseguire a gestire la risorsa disponibile nel modo più cautelativo possibile e nel calendarizzare i successivi incontri di coordinamento con regolarità.

Questa nuova crisi idrica ha trovato il sistema degli Enti pubblici e degli utilizzatori della risorsa molto più preparati rispetto alla precedente del 2022, che insieme al 2023 hanno lasciato in eredità non solo il Tavolo regionale, divenuto da allora permanente, ma anche alcuni protocolli di gestione dell’emergenza che, allora come oggi, si sono dimostrati efficaci e indispensabili. A partire dalla ricerca della collaborazione dei gestori dei bacini idroelettrici montani, con i quali Regione Lombardia ha stretto importanti accordi per rilasciare milioni di metri cubi di acqua a sostegno dei territori di pianura. In questo modo i bacini di Adda, Oglio, Chiese, Brembo e Serio hanno potuto proseguire, seppure con turnazioni di emergenza e dotazioni limitate, le irrigazioni per lo meno dei primi raccolti. Si è ora al lavoro per poter estendere questi accordi anche ai bacini idroelettrici del Ticino sopra lacuale, situati per la maggior parte in territorio elvetico, per il quale è necessario un coordinamento complesso e un importante lavoro delle nostre istituzioni.

I Consorzi di bonifica e di regolazione sono impegnati per portare la poca acqua disponibile alle campagne assetate, operando al massimo delle loro capacità e introducendo soluzioni di emergenza, come avvii posticipati delle derivazioni irrigue, turnazioni tra canali, modifiche per migliorare il pescaggio degli impianti di sollevamento. Il tutto con una regolazione puntuale e continua, coordinata ventiquattro ore su ventiquattro, che ha richiesto tutta l’esperienza maturata negli anni dalle proprie maestranze.

La gestione adottata finora ha permesso di portare a termine i primi raccolti in buona parte della pianura lombarda con delle erogazioni più elevate in media del 25% rispetto al 2022; la situazione più critica riguarda le risaie nei territori occidentali, dalla Lomellina al Pavese fino al Milanese dove necessitano ancora di acqua per portare a maturazione il riso, giunto ora in una fase cruciale dello sviluppo.

Il presidente di ANBI Lombardia, Alessandro Rota, rimarca come si stia facendo tutto il possibile per gestire al meglio una stagione irrigua tra le più difficoltose: “i Consorzi di bonifica hanno svolto un lavoro impegnativo che ha permesso, a parità di condizioni idrologiche, di non trovarci ora nelle medesime situazioni del 2022, collaborando con grande responsabilità e facendo tutto il necessario per garantire la distribuzione della risorsa, sostenendo anche notevoli sovraccosti energetici. Per rendersene conto è sufficiente girare per le campagne che quest’anno, nonostante le grandi difficoltà e i razionamenti, sono molto più verdi e vitali come lo sta dimostrando anche la raccolta di questi giorni dei mais da foraggio.

Un ringraziamento va rivolto a Regione Lombardia per la fondamentale attività sinergica attuata dal Tavolo e ad Autorità di bacino distrettuale per aver compreso, anche grazie ai dati di monitoraggio in tempo reale, in parte forniti dal Centro dati CeDATeR – indispensabili per gestire eventi come questo – il ruolo centrale delle derivazioni irrigue lombarde a sostegno del fiume Po. Occorre perseguire le attività in corso insieme a tutte le Autorità competenti per rendere il nostro territorio maggiormente efficiente e resiliente, ammodernando le decine di migliaia di chilometri di rete e migliorando la capacità di stoccaggio della risorsa. Accelerare su risorse e finanziamenti in tal senso è una priorità comune obbligatorio per far fronte a una risorsa sempre più delicata e preziosa.

Di seguito vista satellitare del fiume Ticino nei primi giorni di agosto 2026 a confronto con agosto 2025 e 2022. Rispetto al 2025 si nota, oltre alla minore portata nel fiume e alla maggior presenza di terreni agricoli secchi, prevalentemente investiti a riso, anche l’evidente sofferenza della vegetazione dei boschi ripariali. Rispetto al 2022, invece, le superfici dei campi coltivati ancora verdi sono maggiori e ben evidenti a sinistra dell’immagine, nei dintorni di Gambolò. La vegetazione ripariale sembra, invece, soffrire maggiormente nel 2026 rispetto al 2022.